Atlante di dermatologiaMi piacciono le sottili imperfezioni che gli anni producono sul volto femminile. Le piccole rughe, le occhiaie per la stanchezza, la pelle più fragile. È la vita che segna e lascia le proprie tracce, a testimoniare l’intensità con la quale si è deciso di esistere. Mi piacciono i corpi curati, sì, ma non mi importa che siano lucidati a specchio: preferisco di gran lunga quelli un po’ sgualciti dall’uso, stropicciati dalle intemperie, soprattutto se adoperati senza calcolo né timore. Dalla loro floridezza matura si diffonde una sensualità pastosa che rivela desideri antichi ancora implacati.

10 responses to “Atlante di dermatologia”

  1. Avatar rosy
    rosy

    preferisco di gran lunga quelli usati, adoperati senza calcolo né risparmio.
    quoto 🙂
    e anche velazquez.

  2. Avatar Pim

    Dopo tante riproduzioni fotografiche, vidi finalmente la “Venere allo specchio” alla National Gallery e ne rimasi folgorato. A parte la bellezza assoluta, il quadro è enorme…
    Ciao Rosy.
    Pim

  3. Avatar dragor
    dragor

    Si’, pero’ vorrei averli adoperati io. Non mi va di adoperare quelli usati da altri. Altrimenti li preferisco lucidati a specchio,cosi’ posso imprimere il mio marchio
    Ciao Pim, buona giornata
    dragor(journal intime)

  4. Avatar Pim

    La tua osservazione mi ha fatto tornare alla mente un aforisma di Oscar Wilde: “Gli uomini vorrebbero essere sempre il primo amore di una donna. Questa è la loro vanità. Le donne hanno un istinto più sottile: a loro piace essere l’ultimo amore di un uomo”. Da ragazzo la pensavo come te, poi mi sono convinto che, alla lunga, hanno ragione loro… 🙂
    Ciao Dragor, grazie.
    Pim

  5. Avatar giacinta

    Non potevi dirlo meglio. Bellissimo. Pensieri… senza smagliature!:)

  6. Avatar prishilla

    Adoro le mie piccole rughe. Purchè restino piccole…. ;-))
    Buon we caro Pim!

  7. Avatar douceamère
    douceamère

    non vale, Pim… anche a me è venuto in mente lo stesso aforisma ma mi hai battuta sul tempo !
    Apprezzo, da donna, come tu condivida l’oscarpensiero 🙂
    un abbraccio

  8. Avatar Pim

    Grazie Giacinta. 🙂
    Prish, anche a me piacciono le mie rughette d’espressione, ma alla condizione che restino poco appariscenti. (Sfatiamo un tabù: la vanità maschile non è inferiore a quella femminile!)
    L’Oscarpensiero è fondato sulla logica e il buonsenso, cara Douceamère. Al bando il narcisismo: il primo amore non si scorda mai, come negarlo, però non sempre (anzi, quasi mai) regge alla prova dei fatti e allo scorrere del tempo. L’espressione “beati gli ultimi” ha un significato molto immanente…
    Buon fine settimana, grazie.
    Pim

  9. Avatar Homing Pigeon

    Bellissimo pezzo, descrittivo e curato, che quasi ti sembra di sentirla tra le mani quella carne un po’ opulenta e vissuta, e forse proprio per questo più sensuale.
    Mi hai ricordato – nel tuo scambio di battute con Dragor – un insegnamento che mi diede circa venticinque anni fa un collega svedese prossimo alla pensione. Raccontava di sè, e disse: la mia fidanzata. Colse un sottile stupore nei nostri occhi di giovani colleghi. E ci disse: ragazzi, ricordatevi. Non è importante essere il primo uomo. E’ importante essere l’ultimo. Ci colpì molto quella bella osservazione.
    E forse non aveva mai sentito parlare di Oscar Wilde.
    Ciao Pim, buon fine settimana, a presto,
    HP

  10. Avatar Pim

    D’altra parte, caro HP, è anche una questione di calcolo delle probabilità. Il grado di probabilità che la definizione “l’uomo/la donna della mia vita” si realizzi a vent’anni è molto inferiore che a quaranta.
    Grazie, buona domenica con un abbraccio.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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