100_2610Ciò che ci spinge verso la letteratura non è, in primo luogo, conoscere il romanzo italiano dell’Ottocento o la lirica romantica tedesca (generi peraltro importantissimi), ma imparare a guardare in modo diverso il mare, a capire certi aspetti dell’amore, a vedere la faccia della gente in modo nuovo. La letteratura è quindi un’epifania dell’esistenza, così come lo sono altre forme di creatività artistica – perché non credo che la letteratura sia superiore. Dopo aver letto Conrad, ad esempio, si comprende che cosa sia il coraggio nella vita di una persona. Non parlo di insegnamento moralistico, ma di cosa significhi essere capaci di aiutare qualcuno. La letteratura non ha nessun dovere morale, non è un maestro di scuola, anzi deve essere totalmente libera e irresponsabile nel suo gioco, priva di preoccupazioni di questo tipo. Però, sia pure involontariamente, essa possiede una funzione morale: senza predicare, raccontando la vita di un uomo o di una donna, mostra concretamente non che non ci si deve comportare crudelmente o vilmente ma che cosa vuol dire essere crudeli o vili”.

(Claudio Magris, da Che tempo che fa del 22 aprile 2012. Nella foto, scattata il 12/3/10, la British Library)

12 responses to ““La letteratura non ha nessun dovere morale””

  1. Avatar Alex

    Lo scatto della British library mi fa pensare che per secoli c’era una piccola stanza, chiamata l’inferno, alla Biblioteca nazionale di Francia in cui venivano racchiusi i pochi libri che non avevano nessun dovere morale.
    Alex

  2. Avatar Pim

    “I libri che si leggono con una sola mano”, già… 🙂

  3. Avatar Marco
    Marco

    L’osservazione sulle capacità degli scrittori e sull’efficacia drammatica delle opere mi è piaciuta, non capisco però come si possa sostenere che un autore che lascia spazio alla propria genuina creatività sia tenuto a prescindere dalla morale. Ma di che morale stiamo parlando? Per me la cosa più “giusta” (e quindi “morale”!) che uno scrittore possa fare è proprio essere genuinamente creativo e fantasiosamente veritiero. Veritiero rispetto alle proprie fantasie e fantasioso rispetto alle proprie verità interiori. Se chiedessimo a Dostojevsky di essere De Amicis, saremmo immorali noi.

  4. Avatar Pim

    Forse occorrerebbe distinguere tra morale e moralismo, cosa che Magris non ha fatto. In ogni caso, concordo con il fatto che lo scrittore possa (debba) esprimere liberamente la propria creatività. Un bravo scrittore, a mio parere, non scrive tuttavia un racconto “a tesi”, imponendo al lettore un giudizio a priori, bensì lascia emergere il senso dal racconto stesso, liberamente, senza forzature. Questo, secondo me, è ciò che rende grande Dostoëvskij e piuttosto noioso De Amicis…
    Grazie per l’intervento, cordiali saluti.
    Pim

  5. Avatar Prishilla

    Bè, a dire il vero un accenno alla distinzione fra morale e moralismo lo fa, dal momento che specifica ‘non parlo di insegnamento moralistico’….. Ma al di là di questo l’aspetto che condivido maggiormente riguarda il fatto che la letteratura – così come altre forme espressive – abbia una funzione (non un dovere, notare bene) morale ‘involontaria’. Lo scrittore che ignora questo dato di fatto – mi verrebbe da dire – potrebbe essere definito uno scrittore socialmente poco responsabile. Invece lo scrittore che ignora il rispetto per la forza libera del racconto e piega la letteratura dentro il sentiero angusto e arido di un insegnamento moralistico potrebbe essere definito, semplicemente, un pessimo scrittore. 😉

  6. Avatar Pim

    Sottolinei giustamente il fatto che la letteratura abbia una funzione morale, non un obbligo. E che i precetti moralistici siano un sentiero angusto – con il fiato corto, aggiungo. La letteratura, come il cinema, ci offre l’occasione preziosa di vivere molte vite, di sperimentare possibilità, prospettive, fare esperienze e trarne insegnamento: è un gioco, ma un gioco per certi versi serissimo…
    Ciao Prish, grazie, buona serata.
    P.

  7. Avatar Marco
    Marco

    Bei commenti, su un blog in generale pieno di spunti. Mi vien voglia di commentare ancora anche se è solo una coda a quello che avete già ben detto.
    Sì un bel “gioco” per il lettore: efficace e catartico. Poter essere freddi assassini o capitani coraggiosi, impenitenti libertini o riflessivi preti di campagna, etc. etc. Immergersi in un personaggio e godere con lui per l’efferatezza di alcune azioni e soffrire con lui per lo stordimento, il rimorso, la paura. O, ancora, sperimentare la dignità alta di un coraggio e di una vita “spesa bene” e, magari, a distanza di poche pagine, potersi permettere di provare il senso di potere insito nell’essere cinici e spietati…. cosa vuoi di più?!? 😉
    Insomma la migliore letteratura è capace di farti vivere vite non tue, ed è tanto più bella quanto più l’autore ha descritto con sincerità e senza tesi preconcette. Per lo meno senza tesi preconcette evidenti e insistite. Infatti rimane ovvio che ogni grande scrittore ha maturato una propria morale. Una morale che inevitabilmente traspare, non tanto perché è spiegata e dimostrata bensì perché narrata e vissuta. Un gran libro ti lascia la libertà di trarre le tue conclusioni, non tanto, o non solo, razionalmente, bensì proprio come esperienza di vita.
    Il grande scrittore è colui che ti permette e, direi quasi, ti aiuta ad entrare in sintonia anche con il personaggio “sbagliato”: quello che magari, traspare, l’autore stesso considera sbagliato. Ma non per questo gli dedica meno attenzioni, non per questo è meno interessante, a tutto tondo, vitale.
    Buona giornata,
    M

  8. Avatar dragor
    dragor

    Il dovere morale ce l’hanno i lettori: quello di saper distinguere la buona letteratura da quella cattiva, senza lasciarsi influenzare dalle logiche commerciali
    dragor (journal intime)

  9. Avatar Pim

    @ Marco:
    Grazie per la chiosa, che condivido pienamente.
    @ Dragor:
    Il punto di vista del lettore, certo. Una sorta di dovere morale, se non altro nei confronti delle proprie norme interne di giudizio.
    A presto.
    Pim

  10. Avatar andreas

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  11. Avatar Paris
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Pim

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(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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