Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro“Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. Oppure un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l'albero o il fiore che abbiamo piantato noi saremo là”.

(Ray Bradbury, Fahrenheit 451)

6 risposte a ““Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro…””

  1. Avatar dragor
    dragor

    Mi ha lasciato la mia prima passeggiata su Marte. Chi mi offrirà la seconda?
    Buona notte caro Pim
    dragor (journal intime)

  2. Avatar PuntoG

    Mi ha lasciato cucchiai e forchette intagliate nel legno per me e una manciata di foglie di menta raccolte insieme. Queste ultime le uso con parsimonia e ogni volta piango.
    Buongiorno Pim
    PuntoG

  3. Avatar Pim

    Bella questa idea del mi ha lasciato.
    A me ha lasciato l’idea che i libri non sono soltanto oggetti fisici, tangibili, bensì oggetti interiori (strumenti interni avrebbe detto Vygotskij).
    Grazie, buona giornata.
    Pim

  4. Avatar rosy
    rosy

    a me le immagini del film di truffaut

  5. Avatar Alex

    A me ha lasciato l’idea che il copyright è un diritto fondamentale, che i libri sono oggetti fisici, tangibili che circolano, che si condividono…nel racconto sono i libri che sono bruciati, sono coloro che li possiedono che vengono arrestati mentre gli uomini-libro sono perfettamente tollerati…A cosa ti serve un uomo-libro se non l’hai sotto la mano ?
    Alex

  6. Avatar Prishilla

    A me ha lasciato il racconto di un’estate in cui si diventa grandi in un’estate in cui diventavo grande.
    Prish

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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