Cinema frenetica passionCinema frenetica passion intonava probabilmente mia nonna quando era giovane, tributando il suo omaggio all’arte principale del Novecento attraverso le parole di una canzonetta dedicata a divi e divine.

Succedeva un sacco di tempo fa.

L’aggettivo suonava bene, certo, metricamente perfetto, ma era stato messo lì anche per suggerire l’idea del fremito che il cinematografo provocava nel popolo. Il fatto che quella passione fosse frenetica introduceva un’idea molto moderna di velocità, di derivazione esplicitamente futurista. Il proiettore acceso scaraventa luce nel buio della sala e mille drammi vorticano nel prodigioso punto d'incontro tra immagini e occhi. I fotogrammi si succedono, ventiquattro al secondo, in una corsa eccitante verso la fine e di nuovo dall’inizio. Chissà: magari il cuore di mia nonna, all’unisono con quello degli altri spettatori, faceva zang tumb tumb.

4 responses to “Cinema frenetica passion”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Il cinema è stata l’arte che ha contrassegnato il secolo scorso. La “frenetica passion”di questo secolo sembra il cellulare
    Ciao Pim, buona giornata
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Oppure il cinema sul cellulare, che è anche peggio… Resto convinto che il cinema vada visto al cinema, ma ormai viaggio in posizioni di retroguardia – insieme a mia nonna.
    Ciao Dragor, grazie, buona giornata anche a te.
    Pim

  3. Avatar rosy
    rosy

    Corriamo
    siamo gli eroi
    del nuovo cinema italiano
    e in mezzo al film
    c’è la partita di pallone
    che ci si specchia
    tutta una generazione
    col quarantenne
    che non sa quanti anni ha
    (comunque lei non era bona a recità!)…
    Rokko e i suoi fratelli Featuring Avanzi Sound Machine
    (1992)

  4. Avatar Pim

    Cinema e calcio, appunto.
    (Vedi post precedente)
    🙂

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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