Girai un po’ a
vuoto intorno ad alcune riflessioni che conducevo da tempo su libertà e
necessità. Infine sentii la mia voce che diceva qualcosa: << Il senso di
responsabilità dovrebbe essere il sesto – o settimo – senso. Un senso pratico,
un atto consapevole, una facoltà propria. Vedo invece che molti viaggiano per
la vita considerandolo un bagaglio superfluo. Eppure abbiamo bisogno di un
compito, un impegno, una condizione che ci assicuri saldamente alla terra, per
non volare via e perderci nel vento… >>.

5 responses to “Responsabilità”

  1. Avatar Prishilla

    Proprio bello, questo pensiero.
    Sono abituata a pensare alla responsabilità soprattutto come un ‘atto’ ma in effetti mi piace pensare che esista anche un ‘senso’ corrispondente, ed asso necessario – come il senso della vista è necessario all’atto del guardare.

  2. Avatar Pim

    Senso che precede l’atto, vero, una pulsione.
    Come sempre succede, il lettore ne sa di più dell’autore. E quando il lettore – anzi la lettrice – sei tu, cara Prish, che mi conosci ormai così bene… 🙂
    Pim

  3. Avatar Prishilla

    …fin nei risvolti! 😉
    comunque, sì una pulsione. decisamente ci vorrebbe, questo sesto o settimo senso.
    a dire il vero sarei già contenta se fosse semplicemente uno dei ‘canali’ con cui gli esseri umani percepiscono il mondo. son questo, i sensi, no? o almeno era qualcosa di simile che diceva il mio prof….
    (però poi non è che a tutti quelli cui manca il senso di responsabilità gli dobbiamo dare la pensione di invalidità eh?!)

  4. Avatar irenespagnuolo

    A ben pensarci quello di cui troppo spesso siamo carenti è proprio il senso di responsabilità, Pim. Purtroppo.

  5. Avatar Pim

    @ Prish:
    È anche un canale, sì, una modalità di relazione con il mondo. Non possiamo neanche cercare di instillarla con il contagocce, non servirebbe a niente.
    @ Irene:
    Beh, tutti noi almeno ogni tanto cerchiamo di sfuggire alle responsabilità, soprattutto quando si fanno pressanti. Io per primo. Però restano là, inutile negarne l’esistenza. E la coscienza di una carenza di impegno è già un primo passo per cominciare ad assolverle…
    Ciao, buona giornata.
    P.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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