avere tutto dalla vita è, per molti, come non avere nulla….
non sarà così qualche volta anche per noi?
rosy
avere tutto e non trovare abbastanza ‘pezzetti di luna’. demone o destino, chissà.
buon lunedì
prish
@ Rosy:
Sarebbe sbagliato fare inferenze: certi gesti estremi non hanno spiegazioni semplici e vanno rispettati nella loro pur tragica essenza, però fanno riflettere sul senso complesso e difficile della nostra vita.
@ Prish:
Avevo in mente proprio i pezzetti di luna del tuo brano, vero antidoto all’infelicità.
Pim.
A chi lo dici. Dovrebbero autodistruggersi i non-creativi, nessuno ne sentirebbe la mancanza a parte gli amici e i familiari. Invece ad autodistruggersi sono i migliori. Non si capisce perché. Per quanto mi riguarda, più mi sento creativo, più mi attacco alla vita.
dragor (journal intime)
Forse è un pò come la storia del più si sa, meno si sa. Ogni cosa acquisita aggiunge complessità alle nostre vite. E ciò comporta più domande e meno risposte. Una specie di domino. Difficilissimo da gestire. A volte impossibile. La crescita personale quotidiana, e grazie a Dio molti ne sono “vittima”, è un continuo sballottare l’equilibrio, che per definizione, è instabile. Io la vedo così. Poi, ogni storia è una storia a se.
Abbracci Pim
PuntoG
@ Dragor:
Essere vivi è la condizione basilare per essere creativi. 🙂
@ G.:
Sono completamente d’accordo con te. Crescere è un processo dinamico, fatto di apposizioni continue, spesso disordinate, gli equilibri sono sempre instabili e momentanei. Bisogna imparare a tollerare questo stato in continuo, sofferto divenire che è la nostra vita. In certi momenti vacilliamo confusi, molte persone non riescono a sopportare il peso degli eventi e sprofondano. A loro va il nostro rispetto e ogni umana comprensione.
P.

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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