Questa canzone al Banco e a Francesco Di Giacomo non l’ho (scherzosamente) mai perdonata. I compagni di classe del liceo si burlavano di me: “Paolo Paolo Pa’ / Paolo maledetto / ma perché non l’hai / perché non l’hai detto…”. Io stavo al gioco e ci ridevo su (la mia eterosessualità è l’unica certezza che ho – e poi, anche se fossi omosessuale non vedo di cosa dovrei vergognarmi): mi dispiaceva invece che il brano non fosse granché, ecco…

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Febbraio 2014
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