I tre giorni del CondorJoseph Turner, detto Condor, lavora presso una sezione della CIA che si occupa di analizzare libri e giornali pubblicati nel mondo in cerca di individui sospetti, codici segreti, trame oscure. Un giorno esce dall’ufficio per comprare la colazione e, quando ritorna, scopre con orrore che durante l’assenza tutti i suoi colleghi sono stati massacrati.

Ecco, questa sequenza mi ha sempre impressionato. Quante volte la vita ci ha improvvisamente sbattuto in faccia una verità che, fino a un attimo prima, ignoravamo. Quante volte abbiamo fulmineamente capito che le cose non stavano come l'esperienza ci aveva portato a credere. Quante volte i nostri occhi si sono spalancati a uno scenario mutato all’istante, che scardinava certezze sperimentate, acquisite. Come dimenticare l’attimo preciso della rivelazione, lo sbalordimento di fronte all’evidenza, l’angoscia nel prendere atto di una realtà sempre sfuggita al nostro controllo. E quella sensazione di vertigine, di voragine che si apriva sotto i piedi, di cadere ubriachi, inghiottiti dal vuoto.

Scoperto il massacro, sentendosi in pericolo mortale e non potendo fidarsi più di nessuno, Condor deve darsi alla fuga, al contempo cercare di ricostruire un senso agli avvenimenti fin lì accaduti e organizzare un comportamento adeguato all’intreccio diventato fitto, dagli sviluppi ora imprevedibili. Lo perseguita il sospetto – anzi, una nuova certezza – che tutti ormai cospirino contro di lui: perciò si muove come un cane braccato da un nemico inavvertibile, fiutando trappole tese, presagendo tradimenti, inganni possibili.

Così restiamo noi, dopo quella fatale agnizione, a riconsiderare una visione del mondo definitivamente perduta. Corrottasi la primitiva innocenza, nulla di ciò che conoscevamo di noi stessi e degli altri sarà più come prima.

I tre giorni del condor (Three Days of the Condor), di Sidney Pollack, con Robert Redford, Faye Dunaway, Cliff Robertson, Max von Sydow (USA, 1975, 117').

2 risposte a “I tre giorni del condor”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Lo scopro tutti i giorni. Ormai le vertigini le provo solo quando le cose sono normali.
    Ciao Pim, a presto
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Non deve essere facile, no, tutt’altro.
    Un abbraccio.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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