Chaillot"Tornando dalla Bretagna, mi sono fermata a Parigi alcuni giorni.
Ero nel quartiere degli Invalides, non lontana quindi da Place du Trocadéro; nella mia guida avevo ancora il programma della Cinémathèque Française, in bianco nero, ricco di foto e di bellissimi titoli, che avevo ritirato l'ultima volta che vi ero stata.
Mi emozionava l'idea di rimettere piede al Palais de Chaillot, di ricalpestare i gradini del Museo del cinema immaginando, di nuovo, i visi giovanili di Truffaut e Godard, di tutti coloro che hanno animato i Cahiers du Cinéma e che hanno un preciso debito di riconoscenza con questo luogo speciale; pensavo persino di riascoltare le voci del dissenso sessantottino, i dibattiti sugli autori…
Sono arrivata e ho trovato il palazzo chiuso, in modo irrevocabile. Un cartello indicava prossimi lavori in corso.
Al posto della Cinémathèque sarà allestito un museo tecnico, del quale non ricordo neppure la destinazione. Il cinema, l'archivio prezioso del museo, si trasferiranno a Bercy. Non so dirti la mia delusione. Ho spesso apprezzato lo spirito iconoclasta dei francesi, ma questa volta non condivido nulla di questo gelido provvedimento, che cancella ricordi con leggerezza assordante".
 
(Lettera privata, ricevuta il 23 settembre 2005)

4 risposte a “Trocadéro”

  1. Avatar Simona

    Iconoclasti come nessun altro, i francesi, per ovvie ragioni di spazio e sormontando quelle del cuore, hanno trasferito la Cinématèque a Bercy (!).
    C’è da farsi incatenare di fronte al nuovo “batiment”?

  2. Avatar Pim

    Ma anche no… 🙂
    La Cinémathèque di Bercy è un spazio moderno e funzionale, sebbene non suggestivo come la Mole Antonelliana di Torino (e questa è l’unico appunto che muovo a Parigi).

  3. Avatar Giulio
    Giulio

    è di li che inizia the dreamers…mi pare

  4. Avatar Pim

    … E molte altre storie, sì.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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