Ho l'impressione che Parigi, più di altre grandi città e forse solo come Roma, sia un luogo-nonluogo che faccia parte di una geografia umana interiore, rappresenti uno spazio emotivo privato carico di significati, simboli, contenuti onirici.
So di alcune persone che, pervase da reminiscenze letterarie e cinematografiche, si sono sentite poi deluse: anche questo è il segno di un mondo interno che conduce a Parigi e non sempre trova riscontri reali.
Io, che invece mi sono sentito a casa, ti consiglierei di ritornare nei posti dove dieci anni fa eri stata bene. Tra questi il Marais che ho scoperto essere il mio angolo prediletto, con i suoi palazzi, i suoni, gli odori, la parlata degli abitanti (Genius loci sive mas sive foemina, verrebbe scherzosamente da dire).
… A Parigi è meraviglioso camminare senza meta nei faubourg, lungo i boulevard, nei quartieri classici, immaginando il passo elegante della borghesia proustiana; ma è un'esperienza essenziale anche il contatto vero con la multiculturalità dei nuovi arrondissements.
Si ama Parigi se la si "respira", in tutte le sue forme e manifestazioni.
 
(TGV Paris Gare de Lyon – Torino Porta Susa, 28 ottobre 2015)

8 risposte a “Ho l’impressione che Parigi…”

  1. Avatar Prishilla

    Parigi è un’idea … 😉

  2. Avatar Pim

    Di più: una buona idea! 🙂

  3. Avatar Simona

    Bretagna e Parigi – l’ennesimo ritorno, ma è un richiamo irresistibile, anche se nella stagione meno appropriata.

  4. Avatar Pim

    Fall in Paris… Puoi ancora imbatterti in giornate di luce dorata. E prendere il sole au bord de la Seine in t-shirt.

  5. Avatar Nicola
    Nicola

    Parigi. Luogo del tempo prezioso, delle felicità pura. Fuori -persino dentro di noi – può accadere qualsiasi cosa, ma i posti che amiamo non mutano, anzi appaiono ancore di salvezza, rifugi senza crepe.

  6. Avatar Pim

    Luoghi della memoria, luoghi delle passioni…

  7. Avatar dragor
    dragor

    Come tutte le capitali del mondo, Parigi è autoreferenziale. Un mondo a sé. Le città più piccole si mettono al passo con i tempi, Parigi pretende che il mondo si metta al suo passo. Il suo passato è anche il presente, come la tappezzeria a fiorellini e le maniglie di ottone istoriato di certi piccoli alberghi che nessuno ha pensato di rimodernare. Ti do il link di un mio vecchio post sulla prima volta che ho visto Parigi.
    http://dragor.typepad.com/journal_intime/2007/10/lionel-1.html
    Ciao Pim, a presto
    dragor (journal intime)

  8. Avatar Pim

    Bellissimo brano, Dragor, non lo ricordavo esattamente e l’ho riletto volentieri. Per me la prima volta è stata questa (avevo visto Damasco, Amman, Il Cairo ma non Parigi e me ne facevo quasi una colpa) e ora comprendo bene la tua emozione di bambino.
    Sì: è una città autoreferenziale, un archetipo di se stessa e pretende una certa adorazione anche un po’ feticista. Però mi sono sentito immediatamente accolto (cosa che non mi successe con Londra) e ne ho preso immediatamente le misure fisiche. È stata una sensazione nuova, magica oserei dire, che non dimenticherò.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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