Parigi è un’idea … 😉
Di più: una buona idea! 🙂
Bretagna e Parigi – l’ennesimo ritorno, ma è un richiamo irresistibile, anche se nella stagione meno appropriata.
Fall in Paris… Puoi ancora imbatterti in giornate di luce dorata. E prendere il sole au bord de la Seine in t-shirt.
Parigi. Luogo del tempo prezioso, delle felicità pura. Fuori -persino dentro di noi – può accadere qualsiasi cosa, ma i posti che amiamo non mutano, anzi appaiono ancore di salvezza, rifugi senza crepe.
Luoghi della memoria, luoghi delle passioni…
Come tutte le capitali del mondo, Parigi è autoreferenziale. Un mondo a sé. Le città più piccole si mettono al passo con i tempi, Parigi pretende che il mondo si metta al suo passo. Il suo passato è anche il presente, come la tappezzeria a fiorellini e le maniglie di ottone istoriato di certi piccoli alberghi che nessuno ha pensato di rimodernare. Ti do il link di un mio vecchio post sulla prima volta che ho visto Parigi.
http://dragor.typepad.com/journal_intime/2007/10/lionel-1.html
Ciao Pim, a presto
dragor (journal intime)
Bellissimo brano, Dragor, non lo ricordavo esattamente e l’ho riletto volentieri. Per me la prima volta è stata questa (avevo visto Damasco, Amman, Il Cairo ma non Parigi e me ne facevo quasi una colpa) e ora comprendo bene la tua emozione di bambino.
Sì: è una città autoreferenziale, un archetipo di se stessa e pretende una certa adorazione anche un po’ feticista. Però mi sono sentito immediatamente accolto (cosa che non mi successe con Londra) e ne ho preso immediatamente le misure fisiche. È stata una sensazione nuova, magica oserei dire, che non dimenticherò.

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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