Via CaetaniVia Caetani. Ogni volta che si commemora l'assassinio di Aldo Moro ritorno all'impressione che mi fece quando la percorsi a piedi, un pomeriggio di qualche anno fa. Non lontana da Piazza Venezia, stretta ai fianchi da palazzi barocchi, è un breve tratto di strada che sbuca diritto in Via delle Botteghe Oscure, a qualche isolato da Piazza del Gesù. Le Brigate Rosse vollero lasciare proprio lì il corpo di Moro, nel bagagliaio di una Renault 4, come segno di sfida cruenta e sprezzante. La via è frequentata, difficile parcheggiare, quasi impossibile passare inosservati. La vicinanza con la sede storica del PCI e, poco oltre, con quella della DC sono elementi che si aggiungono alla suggestione. No. I brigatisti volevano dimostrare di essere capaci di penetrare anche fisicamente nel corpo dello Stato, come un bubbone, un tumore. Volevano palesarne la facile vulnerabilità, l'intrinseca debolezza, quindi imporgli la resa a mani levate. Come sappiamo, la storia prese un'altra direzione. Però lungo Via Caetani, dove il sole entra di sbieco, i passi risuonano ancora sinistri.

4 risposte a “Via Caetani”

  1. Avatar Luciano

    Di quel momento storico a me è rimasto impresso il momento in cui la notizia divenne di pubblico dominio. Mi ricordo il senso di smarrimento misto a scetticismo: quanto erano coinvolti segmenti impazziti di Stato? La Storia, questa e altre Storie d’Italia, rimangono capitoli oscuri.

  2. Avatar Pim

    Certo. Nell’ultima frase del brano ho appena sfiorato la questione, ma il caso Moro resta in buona parte oscuro, pieno di fatti sconcertanti mai chiariti. Sebbene gli esecutori dell’omicidio e i fiancheggiatori siano stati processati e condannati.

  3. Avatar irenespagnuolo

    Oscuro nel senso di non pubblicamente svelato.
    Insomma una di quelle atroci verità che preferiamo quasi fingere di non sapere.

  4. Avatar Pim

    Si continua a ripetere che tutto è ormai chiarito ma aspetti controversi e sospetti restano. Come per altri fatti accaduti in Italia, la verità si nasconde altrove – e forse è meglio dimenticarsela.
    Grazie Irene.
    P.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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