L'uscita dell'Inghilterra dall'UE è solo l'ultimo dei segnali politici negativi che ci arriva dalla politica internazionale. Il trionfo del nazionalismo più ottuso, del populismo più becero, la costruzione delle barriere di filo spinato, l'incapacita di gestire l'emergenza migranti, la xenofobia… Prevale nel Vecchio Continente (di nome e di fatto) uno spirito autarchico, egoista e intollerante, che non si vedeva da almeno un secolo. Uno spirito fomentato dalla Destra emergente nel suo complesso rozza, rissosa, sfascista, che quasi ovunque sta scalzando una Sinistra debole, miope, inerte, profondamente divisa. L'Europa dei forconi contro l'Europa della banche: l'esito non può essere che catastrofico, difficilmente prevedibile nei suoi sviluppi.
Siamo sprofondati in una crisi drammatica non solamente economica ma soprattutto sociale, culturale, etica, persino esistenziale. L'ideale di Unità Europea, così come concepita dal Manifesto di Ventotene, si sta disgregando sotto i nostri occhi. Ma non basta. Ci troviamo di fronte a uno sconfortante processo di autodistruzione di principi e valori secolari, che risalgono all'Epoca dei Lumi, nel quale colgo una penosa irreversibilità senza exit possibile. L'isolazionismo in cui si è ricacciata l'Inghilterra, ma che in fondo contraddistingue la politica di quasi tutti gli Stati, è tutto fuorché splendido: appare miserevole, masochista, malato. Rappresenta la progressiva irresponsabile autocancellazione dell'Europa e della cultura occidentale dalla Storia del mondo globalizzato, del quale stiamo diventando una semplice colonia. Il terrorismo di matrice islamica, lungi dall'esserne la causa come molti sostengono, ci sta solo infliggendo l'inevitabile colpo di grazia.
Per rilanciare il progetto dell’Europa occorrerebbe una classe politica all’altezza, lungimirante e non populista, che si assuma le proprie responsabilità e non scarichi sull’UE i problemi interni. Purtroppo questa classe politica non ce l’abbiamo – e non sto qui a fare distinzione tra Destra e Sinistra.
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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