20130518_194455Ci sono storie che non si raccontano. Perché alcuni ricordi sono troppo ben riposti per raccoglierli cercando le parole. Perché ripercorrere certe tracce di memoria non aggiunge e non toglie niente. Ventotene è una di quelle storie. Dovrei riferirmi a una traversata tempestosa, a una primavera che sbocciava con tonalità accese di verde e blu. Dovrei riandare a una escursione sotto la luce della luna piena, a una donna dai capelli di grano e il cuore che era un labirinto cretese. Vedevo soltanto mare intorno a me e negli occhi si faceva largo la sensazione di essermi spinto, stavolta, troppo lontano. Certe fughe finiscono necessariamente con il ritorno e non conservano nostalgie remote. Ecco perché Ventotene è una storia che non racconto. Una storia che scomparirà insieme a me, inghiottita negli abissi silenziosi dell'oblio.

(photo by Pim)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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