HqdefaultIl caso Donnarumma, Dani Alves ai saluti, il destino di Perišić. Bernardeschi finirà alla Juve? Alex Sandro andrà o no al Chelsea? Che farà Keita? E Borja Valero? E Pepe Reina? E…?
 
Ci sono canali televisivi (Top Calcio 24, Sportitalia) dedicati interamente al calciomercato. Giornalisti ed esperti, o pseudotali, passano tutto il santo giorno – e parte della serata – a discutere su voci e supposizioni più o meno fantasiose di trasferimenti da una squadra all’altra. Si agitano, urlano, si accapigliano a proposito di strategie societarie, di procuratori e presidenti, di paccate di milioni per questo o per quel giocatore. Ciascun ospite è convinto di possedere la verità, perciò se ne sentono di ogni. E poi ci sono le telefonate o le e-mail degli spettatori, che contribuiscono a gettar manciate di parole al vento.
 
Spesso, lo confesso, mi sintonizzo su questi canali e resto per più di qualche minuto ammaliato da tale insensato stream of consciousness. In fondo rappresenta bene la vacuità di questi tempi, in cui tutti avvertono l’irresistibile impulso di proclamare urbi et orbi la propria opinione su qualsiasi cosa. Il calcio è, in questo senso, emblematico: basta aver dato quattro calci ad un pallone per sentirsi commissari tecnici, così come saper leggere e scrivere per fare lo scrittore o seguire qualche talk show per diventare un politico di razza. E allora tutti a dissertare sul futuro di CR7 o sui prossimi colpi di Real e PSG, con la stessa faciloneria incompetente con cui si esprimono giudizi sui vaccini o sui contratti Rai. Tanto fra trenta secondi passa una carrellata di spot su scioglipancia e tonificaddominali, poi si ricomincia daccapo. C’è anche il Girona su Doumbia, la Roma punta Gonalons, in arrivo Mario Rui al Napoli e Sabatini afferma: faremo grandi colpi. E se così non fosse, nessuno se lo ricorderà.

2 risposte a “Sul calciomercato”

  1. Avatar Giuliano
    Giuliano

    Calciomercato? Ho dei nomi … Si dice così quando non è riuscito a fare mezzo fatto.

  2. Avatar Pim

    Il trash racconta la realtà in cui viviamo molto meglio di un trattato di sociologia.
    Grazie Giuliano.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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