ti stupiresti se mi vedessi adesso, o forse no, perché non sono così cambiato, percorro ancora la stessa strada con le stesse scarpe, faccio sempre gli stessi sogni e sento la musica che mi insegnasti – per non dire dei libri che sai, che mi facesti leggere. sono io che mi stupirei a vederti diversa, con quei vestiti nuovi che un tempo non mettevi, quel tono di voce strano, sostenuto, lontano, come se non ti conoscessi, come se non avessi capito chi veramente sei – a me non puoi fregarmi come fai con la gente che ti sta adesso addosso e pende dalle tue labbra cui invece non credo più. io, io seguo ancora la scia che lasciavamo insieme, credo ancora nelle stesse parole e cammino, cammino senza allontanarmi dalle tracce che seguivamo allora. quei solchi li abbiamo segnati tu ed io ed io, a modo mio, sono un uomo fedele, almeno coerente, questo se non altro consentimelo. se ti incontrassi forse mi verrebbe da ridere, o mi innervosiresti, chissà, ma più probabilmente non ti riconoscerei, forse ti ignorerei di proposito, e proseguirei diritto e imperterrito senza mai incrociare il tuo sguardo

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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