Gianrico Tedeschi compie oggi cento anni. Voglio ricordarlo con un articolo che scrissi nel 2003 per Kataweb, in occasione dello spettacolo "Le ultime lune" andato in scena al Politeama di Chivasso.
 

Gianrico 100Un vecchio attende nella propria stanza l’arrivo del figlio che deve accompagnarlo in una casa di riposo. Ascolta Bach e dialoga con la moglie, deceduta anni prima, intessendo lunghi discorsi sull'amore che li ha uniti, sulla vecchiaia e i guasti provocati dall'età. All’arrivo del figlio, tra i due uomini nasce una schermaglia verbale intrisa di antichi rancori e piccole crudeltà, che si allenta a tratti in un affetto incapace di esprimersi appieno. Il primo tempo si conclude così, con il vecchio che lascia per sempre la stanza e il fantasma della moglie. Nel secondo tempo il protagonista si trova nella casa di riposo. Sono trascorsi alcuni anni, il racconto della vita quotidiana si mescola ai ricordi e al bilancio di una vicenda umana al termine del proprio cammino. È giunto il momento di una serena dichiarazione di resa alla morte.

Le Ultime Lune, scritto da Furio Bordon nel 1992, ha ottenuto successo e apprezzamenti da parte di pubblico e critica sia in Italia che all’estero. Si ricorda soprattutto in quanto ha costituito l’ultima prova teatrale di Marcello Mastroianni, da molti definita magistrale. Il personaggio continua oggi a calcare il palcoscenico incarnato da un altro grande interprete del teatro italiano, Gianrico Tedeschi, ottantentenne pieno di vigore e immutata intensità espressiva. Ero ancora bambino quando, negli anni ’70, lo vedevo comparire come ospite nei programmi televisivi del sabato sera – confezionati come veri e propri spettacoli teatrali. Sarà stata la giovialità che traspariva dal suo volto, la simpatia che emanava, ma di lui ho sempre conservato un piacevole ricordo. Avere avuto, ieri sera, l’opportunità di stringergli la mano ha rappresentato per me un amabile ritorno all'infanzia in biancoenero.

Lo spettacolo è incentrato sull’interpretazione di Tedeschi, che coniuga ad arte la tipica leggerezza della sua recitazione con la rabbia repressa e la malinconia dignitosa di un anziano ormai tagliato fuori dal mondo. La condizione della vecchiaia si delinea in modo disincantato, con dettagli acuti sempre in bilico tra la commozione e il sorriso. Certo, non si può dire che l’opera tocchi vertici di particolare originalità. Essa costituisce tuttavia un’occasione per assistere a del buon teatro, professionalmente solido, resistente alla patina del tempo, godendo una lezione imperdibile d’arte e di vita da parte di un eccellente attore.

Le Ultime Lune, di Furio Bordon, regia di Furio Bordon, con Gianrico Tedeschi, Marianella Laszlo, Walter Mramor. Artisti Associati / Compagnia di Prosa Gianrico Tedeschi. Teatro Politeama, Chivasso (To), 10 aprile 2003.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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