È tardi
Forse ancora troppo presto
Dopo il silenzio della notte
Ecco il silenzio mattutino
Nel tempo che fa
Nel tempo che non è
I vicini dormono ancora
Le persiane restano chiuse
I bambini sognano draghi volanti
Non so gli adulti, forse raramente
Fanno caso l'uno all'altro
Nessuno vede le nostre facce
Dalla fine della stagione scorsa
Se la solitudine estrae le occhiaie
Oppure se ridiamo, tu ed io
Contro la stupidità e il dolore
Nonostante la distanza, la noia
Cosa salutiamo oggi
Un sacco di pensieri
Che spingiamo nelle ore ferme
Confinati senza confine
Restiamo umani in attesa
Introvabili dietro la soglia
Dobbiamo inventarci un nome
Non ha importanza quale
Il domani non si prevede

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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