Siamo seduti su un sedile in pietra. La ragazza agita un ventaglio colorato e, con il capo inclinato dalla mia parte, parla con dolcezza. La precisazione, che potrei definire confidenziale, pronunciata con disarmante sincerità, lascia intendere l'urgenza di chiedermi scusa. << Sono stata coinvolta mio malgrado e cercherò di occuparmi di tutto nel più breve tempo possibile. Capirai che non sono così sgarbata, la mia suscettibilità è legata a certi fatti che… >>.D'istinto le metto una mano sulle braccia conserte. Sorrido.
<< Non hai bisogno di giustificarti, non ti giudico >>.
Un gruppo di bambini vociante nel giardino vicino reclama la palla e, a tratti, un tono più acuto si impone sugli altri.
<< Eppure avrai sentito parlare di me. Non avranno mancato di informarti sulle mie assenze prolungate, sulla mia inaffidabilità… Ti sarai fatto un'opinione >>.
<< Guardami. Tu pensi davvero che le persone possano essere giudicate per alcune azioni, anche inaudite? >>.
Ci avviamo verso la stazione, fa caldo, il nostro passo è lento e cadenzato.







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