Ora ambedue le partiDopo aver lasciato che il silenzio si frapponesse tra noi sino ad assumere una consistenza quasi fisica, il professore scandì bene le parole da dire: << Allora è questa la faccenda che aveva intenzione di esporre oggi. >>
<< Sì, più o meno c'è tutto >>, mormorai incerto. Si era accorto che avevo tralasciato qualcosa? E cosa?
Il professore terminò di caricare il tabacco nella pipa e lo accese aspirando dolcemente. << Interessante. Interessante davvero. >>. Quindi cominciò a fumare con boccate lente, tranquille. << Peccato che non sia vera >>, sentenziò.
Distolsi lo sguardo da lui e presi a fissare la dracena posta accanto alla finestra. << Ma le mie fantasie sono più reali del re >>, obiettai con una certa irruenza.
<< Basta con le fantasie, Pim. >>, rispose lui mantenendo un tono di bonario rimprovero: << Suvvia, provi per una volta ad affrontare la realtà che c'è là fuori. >>
Il respiro mi si bloccò a metà.
Touché.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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