Le parole che ci salvano<< È un periodo difficile >>, sospira Teresa mettendo in ordine i libri. << Stanno succedendo troppe cose molto brutte. Due anni di pandemia, adesso la guerra in Ucraina. Sono agitata, confusa, stanca. >>
<< Ti capisco >>, le rispondo mentre l'aiuto. << Sta succedendo a molti, me compreso: in questi giorni provo anch'io un'inquietudine che mi consuma i pensieri. D'altra parte, gli ultimi anni ci hanno messo alla prova: è normale sentirsi così, svuotati, impotenti, in certi momenti perduti… >>
La voce di Teresa si incrina: << Vorrei potermi sfogare ma c'è sempre qualcosa che mi trattiene. Ho una famiglia, un lavoro, delle responsabilità. Penso che mi prenderò una pausa, smetterò di frequentare gli amici e anche i social, almeno per un po'. Mi arrendo. Ho bisogno di restare in piedi. O forse di crollare. >>
<< Dopo aver introiettato tanta tensione ora occorre espellerla, in qualche modo. Ognuno ha il proprio. Prenditi tutto il silenzio necessario, ma poi torna alle parole che ci salvano. >>

2 responses to “Le parole che ci salvano”

  1. Avatar emilia

    Concordo. Le parole però “possono” salvarci, possono anche ferirci o possono essere vuote. Ma le parole devono uscire dal silenzio, cioè dalla riflessione, dal pensiero che abbia un orizzonte verso cui camminare. Oggi la voce si incrina perchè ci sono troppe parole, troppe…
    Grazie di cuore

  2. Avatar Pim

    Grazie a te, cara Emilia, le tue parole sono invece sempre puntuali e preziose.
    P.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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