TeaTea fruga nella borsetta, poi desiste e riprende il discorso. << È da febbraio che sto lottando per raggiungere questo obiettivo, più di quanto non avessi mai fatto in tutta la mia vita. Risultato? Ho ottenuto talmente tanto che nessuno se n'è neanche accorto. >>
Dalla finestra lasciata aperta penetra nella stanza l’aria profumata della primavera. Roberto solleva la bottiglia e versa dell’acqua nel bicchiere. << Te ne sei accorta tu? Sei soddisfatta di te stessa? Bene: questo è, e sarà sempre, il più grande premio, indipendentemente dal risultato finale. >>
<< Sì, ho fatto giusto in tempo a illudermi di essere sulla strada giusta. Per un po' >>, risponde lei.
Come mia abitudine in queste situazioni, provo a offrire qualche parola di speranza. << La strada può essere quella giusta anche quando sembra sbagliata. L'importante è non fermarsi, non arrendersi, cercare sempre soluzioni nuove. Non importa se gli altri non percepiscono il tuo cammino, basta che ne sia consapevole tu. >>
<< Grazie Pim. Lo sono, ma sono consapevole il doppio di tutte le mie cadute e i miei fallimenti. E volte non so se valga la pena di continuare a tentare… >>
<< Non conosco la situazione che stai vivendo, però tentare vale quasi sempre la pena. Faites vos jeux… Personalmente, mi sono pentito di tutte le volte in cui ho deciso di lasciar perdere. In quelle occasioni perdevo anche me stesso. >>
Tea si mette a fissare un punto indefinito sulla parete bianca. << Mi chiedo soltanto dopo quanti tentativi si debba capire che l'impresa non è possibile. >>
Mi si stringe il petto. Vorrei tanto saperlo anch’io. << Forse te lo suggerisce l'istinto, o qualche evento esterno… oppure entrambe le cose, chissà… >>.

2 responses to “Tea”

  1. Avatar rosanna
    rosanna

    Mi piacciono i tuoi dialoghetti!

  2. Avatar Pim

    Dialoghetti in presa diretta, Rosy.
    Grazie per l’apprezzamento.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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