La prima notte mediorientaleLa prima notte mediorientale della mia vita la trascorsi a Nazareth. Era la fine di dicembre del 2004, esattamente vent'anni fa. Stavo intraprendendo un pellegrinaggio che mi conduceva in quella terra denominata santa – e in tanti altri modi che generano conflitti quotidiani senza soluzione. Nazareth è uno dei luoghi venerati dalla tradizione cristiana, ma la maggioranza della popolazione che abita questa terra è di etnia arabopalestinese.
Nel pieno della notte, potevano essere le quattro, venni svegliato di soprassalto dalla voce modulata di un mueżżìn che, dalla sommità di un minareto, invitava i fedeli alla preghiera del mattino. Ancora sotto l'influsso del viaggio aereo, ero giunto poche ore prima a Tel Aviv con un volo El Al partito da Milano, ebbi la sensazione di essermi improvvisamente perduto. Mi sembrava di galleggiare in uno spazio vuoto senza dimensioni: privato dei consueti punti di riferimento sensoriali mi sentivo disorientato, smarrito, dimenticato. A risvegliarmi non erano stati i rintocchi notturni di un campanile ma una voce cantilenante che proveniva da qualche parte nel cielo stellato. Una voce irreale, vagamente inquietante, che diffusa dagli altoparlanti riecheggiava insistente sulle pareti degli edifici di cemento intorno all'hôtel.
Compreso in uno stato fluttuante tra il sogno e la veglia, mi ritrovai avvolto in un sacco amniotico del quale percepivo la consistenza cedevole senza intuirne i confini. Quel ritmo ipnotico da flauto magico, quella salmodia lenta e ripetitiva, quei semitoni allungati sino allo spasimo costituivano un richiamo arcaico cui capivo, sbigottito, di non poter resistere.
Quella musicalità così articolata chiedeva una resa tanto rispettosa quanto disciplinata al mistero. Mi lasciai insensibilmente irretire dal desiderio arcaico, forse infantile, di abbandonarmi al volere di una presenza superiore, sovrastante. Finché cedetti a quella specie di abbraccio liquido e sprofondai in un sonno silenzioso, privo di pensieri.

2 responses to “La prima notte mediorientale”

  1. Avatar Alex
    Alex

    Questo tuo scritto è la prova che la letteratura, il racconto, aiutano sempre a trovare un senso…. anche per luoghi che in questo momento non posso pensare senza provare una rabbia cieca nella quale ogni tentativo di razionalizzazione si perde.

  2. Avatar Pim

    Rabbia, sì. Ma, per me che ho visto e conosciuto la gente di quei luoghi, soprattutto un’immensa tristezza.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Dicembre 2024
L M M G V S D
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Scopri di più da SCRIVERE I RISVOLTI

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere