Grado cabine

Convegni e incontri, mostre e musei, concerti, cinema, parole in libertà, essere qui e ora. E poi? Tutto finisce così, senza sbocchi di coscienza, senza una prospettiva, senza più aspettative? Sono solo accidenti sul pentagramma, incidenti di percorso o cosa?
Quale è l'essenza, dove è la logica in tutto ciò?
Possibile che questa combinazione fatale di casualità e volontà non abbia alcun senso? Possibile che non vi sia una spiegazione intelligibile? Come una saetta nella notte, un refolo di vento sul davanzale, una goccia di pioggia sulla neve, come una chiazza di colore sul foglio bianco?
 
(Prima stesura: gennaio 1996. Photo by Pim: Grado, settembre 1995)

2 responses to “E poi?”

  1. Avatar Stefania
    Stefania

    Credo che non ci si debba porre questa domanda. So che capita, ma il poi non è mai scritto. Non resta che aspettarlo nello strascico dell’ora e con l’imprevedibilità sua forza.
    Tutto ciò che dici vale perché è vita e vissuto. È traccia e tracciato.

  2. Avatar Pim

    Traccia e tracciato… La tua è una bellissima risposta, mi risuona dentro, credo che sia l’unica possibile. Grazie Stefania.
    P.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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