Da soli o in compagnia

"La chiacchierata virtuale di ieri sera mi ha fatto tornare in mente un amico giornalista romano, con cui ero in contatto anni fa, il quale sosteneva che il cinema fosse un'arte di massa per eccellenza. Mi parlava del rito collettivo della visione nella sala, intesa come basilica ludica, e di altre cose che non ricordo. Io assentivo ma ero – e resto – convinto che il sia teatro ad essere sede di una cerimonia laica nella quale tutti gli astanti (attori e spettatori) si ritrovano coinvolti in tempo reale.
Vabbè. Non mi dilungo e vengo al nostro gioco, a proposito di film che vanno visti da soli oppure in compagnia.
Do un'occhiata alla programmazione nei cinema Torino: è da un po' che non li frequento e sono diventato un habitué di Sky e Netflix (faccio male, lo so, però a mia discolpa posso dire che ho un salotto molto comodo… ).
Un film che va visto da soli può essere Mickey 17 di Bong Joon-ho, regista sudcoreano che seguo da tempo (noto per Parasite): una proposta del genere può rompere amicizie di lunga data, quindi è meglio non rischiare. Anora ha a che fare con la danza, intesa come lap-dance, ed è una storia dark: ho idea che sia un film a forte rischio amicizia pure questo. The Brutalist è notevole ma dura più di tre ore, roba da maratoneti solitari… Idem per Il seme del fico sacro.
Tra i film da condividere, secondo me, A Complete Unknown (se ti piace Bob Dylan), Dreams (sull'affettività degli adolescenti), No Other Land (più politico), Il caso Belle Steiner oppure Noi e loro (cinema francese d'autore). Tutti questi possono innescare un confronto di idee ed opinioni, perfetti per una chiacchierata seduti al tavolino di un caffè. Un film può essere gustato tranquillamente da soli (che bello sparire nel ventre buio della sala!), però diventa un momento di arricchimento se lo si condivide in compagnia di una persona con la quale si hanno affinità elettive."
 
(21 marzo 2025, da una conversazione via WhatApp)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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