L'innocenzaMinato, ragazzo di 11 anni che vive con la madre vedova, inizia a comportarsi in modo strano e torna da scuola sempre più turbato. Tutto lascia pensare che il responsabile sia un insegnante, ma la verità si compone di verità plurime, stratificate, mutevoli, collegate tra loro in maniera inapparente.
Kore'eda Hirokazu gestisce con sensibilità certosina un complicato intreccio che, nel corso di tre narrazioni speculari, dona progressivamente spessore alla sofferenza di ciascun personaggio. Durante lo svolgimento della trama lo spettatore si ritrova a cambiare anche radicalmente l'interpretazione dei fatti.
La traduzione letterale del titolo non significa innocenza bensì mostro, termine chiave che ricorre spesso nel film. Ogni personaggio (a cominciare da Minato e dal suo amico Yori) è portatore di una diversità senza colpa che lo rende mostro agli occhi degli altri.
 
L'innocenza (怪物, Kaibutsu, Mostro), di Kore'eda Hirokazu, con Sakura Andô, Eita, Soya Kurokawa, Hinata Hiiragi, Mitsuki Takahata (Giappone, 2023, 126'). In visione su Sky.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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