Alla fine della stagione, prima di tirare le tende, sono riuscito ad imbracciare le stampelle, a incartare il tutore ortopedico, a scaraventare dalla finestra la sedia a rotelle e qualche ricordo di conseguenza. Rimane una città dall’altra parte del mondo in cui non ho potuto recarmi, ma quel desiderio che conservo da tempo discenderà insieme ad altre speranze.
La dea della fortuna torna ogni tanto a sorridermi. Ne intravedo le sembianze enigmatiche attraverso la nebbia autunnale che avvolge la palude. La saluto tenendo una tazza di tè fumante nella mano e un libro lasciato aperto sul tavolo della veranda. La sua voce morbida riecheggia tra le mangrovie, sotto la pioggia lenta e continua, nell’aria umida che risale lungo il fiume di tutti questi giorni. Mi ripete con insistenza che non devo perdermi gli ultimi fugaci luccichii di libertà che la vita ha ancora in mente per me.








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