A House Of Dynamite, di Kathryn Bigelow, con Idris Elba, Rebecca Ferguson, Gabriel Basso, Jared Harris (USA, 2025, 112′). In visione su Netflix.
“Ho sentito un podcast in cui dicevano: è come se avessimo costruito una casa imbottita di dinamite. Con tutte queste bombe e questi piani, le pareti sono pronte a esplodere. Ma noi continuiamo a viverci.“
Questa frase, pronunciata dal presidente degli Stati Uniti, rappresenta il senso complessivo del film. Spiega come lo stato di proliferazione nucleare nel quale viviamo da tempo appaia ormai normalizzato, nonostante rappresenti una minaccia concreta e costante. L’umanità si crogiola nella propria quotidianità mentre un arsenale atomico è pronto a esplodere distruggendo il pianeta. Non si può escludere che, in quest’epoca di pazzi, un missile balistico intercontinentale venga lanciato, senza motivo, da una località sconosciuta, verso il suolo americano. E che l’apparato di difesa non sia in grado di intervenire in modo efficace.
Kathryn Bigelow istruisce un meccanismo a orologeria perfetto disseminato di accadimenti lasciati intenzionalmente privi di motivazioni e interpretazioni. Il suo sguardo freddo e lucido si concentra su diciannove minuti di spasmodica tensione ricostruiti da tre punti di vista che costituiscono altrettanti blocchi narrativi. Sostenuta da un gruppo di interpreti funzionali al ruolo e da un montaggio incalzante, la regista indaga le dinamiche umane come farebbe un entomologo che analizza la complessità di un formicaio. L’epilogo, che ha sconcertato critici e spettatori, porta alle conseguenze estreme il ragionamento di fondo: la vera catastrofe è il sistema stesso. L’umanità si è costruita pezzo per pezzo un destino diventato incontrollabile e, dunque, irreparabile.








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