L'immagine di me

[…]

L’immagine di me voglio che sia
sempre ventenne, come in un ritratto;
amici miei, non mi vedrete in via,

curvo dagli anni, tremulo e disfatto!
Col mio silenzio resterò l’amico
che vi fu caro, un poco mentecatto;


il fanciullo sarò tenero e antico
che sospirava al raggio delle stelle,
che meditava Arturo e Federico,

ma lasciava la pagina ribelle
per seppellir le rondini insepolte,
per dare un’erba alle zampine delle


disperate cetonie capovolte…

(Guido Gozzano, I colloqui, in Tutte le poesie)

Photo: Pim, Gressoney St.Jean, luglio 1981

2 risposte a ““L’immagine di me…””

  1. Avatar Cinzia*

    è la prima volta che leggo questa poesia…
    sarebbe bello se l immagine di noi stessi fosse… sempre… da ventenni… ma non è possibile… perché ogni età ci insegna sempre qualcosa…
    ciao Paolo… 🙃🌌 una buonissima serata x te!

    1. Avatar Pim

      Ho ritrovato “I colloqui” mentre sfogliavo le pagine del testo di Italiano del liceo. I versi di Gozzano risuonano in maniera significativa in questo periodo della mia vita. Non è tanto l’età anagrafica a impressionarmi, sui numeri riesco a fingere abbastanza agevolmente (!), quanto quella psicologica: è una questione percettiva, non sento di avere gli anni che ho. Il mio modo di vivere, di pensare, di comportarmi, di affrontare le esperienze è ancora quello di un ragazzo. Ho idea che tanti fra coloro che, come me, sono nati negli anni ’60, vivano questo sfasamento. Pur essendo consapevole della mia maggiore vulnerabilità, so di essere ancora pronto al cambiamento, a lasciare “la pagina ribelle” e ad avventurarmi nel mondo.
      Ciao Cinzia, buona giornata anche a te!

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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