Man On The Run, di Morgan Neville (USA/GB, 2025, 115′). In visione su Prime Video.
Dopo lo scioglimento dei Beatles, per Paul McCartney non si tratta soltanto di reinventare una carriera ma di ricostruire un’identità. Man On The Run si sofferma su questo difficile cammino di rinascita artistica e personale in un arco temporale che va dal 1970 al 1980. La ricerca di un nuovo e più maturo Sé si interseca con la formazione dei Wings, band con la quale ritrova gradualmente il successo. Centrale è il rapporto profondo con Linda Eastman, compagna di vita e musicista, presenza costante in questa complessa fase esistenziale.
Il documentario si articola attorno a tre momenti fondamentali. Anzitutto la crisi legata al collasso dei Beatles: Paul si ritira smarrito nella sua remota fattoria in Scozia dove si dedica alla famiglia e ai lavori agresti, senza alcuna prospettiva per il futuro. Quindi la rinascita con i Wings: a fronte di alcuni lavori obiettivamente deludenti, nei confronti dei quali i critici avevano espresso giudizi feroci, Band On The Run (1973) rilancia Paul come una delle stelle fisse nel firmamento pop. Infine il ruolo di Linda, vera àncora emotiva oltre che partner artistica, capace di colmare con la sua presenza solare il vuoto lasciato da John Lennon.
Man On The Run non racconta quindi una semplice rinascita ma il tentativo profondamente umano di elaborare una perdita trasformandola in rinnovata energia creativa. Non dice niente di nuovo, più di quanto sapessimo già, ma lo fa in maniera eccellente. La vita di Paul non è sempre stata ordinata e coerente come la sua narrazione apparentemente schietta, a tratti tenera, fa sembrare: da abile seduttore quale è, ti porta dove vuole lui senza venire mai al punto. Peccato veniale che i fan più attempati come me conoscono e perdonano volentieri.








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