Il cappotto dell’ospite

Come qualcuno che si lascia invitare a una cena, vivo in uno stato di sospensione apparente.

Ma cosa succede veramente dentro questa attesa?

La mia anima inquieta riceve risposte parziali e resta esitante. Come accade sovente, tuttavia, trova nella curiosità una forma di pace. Qualcosa sembra prepararsi altrove. Mi pare persino di cogliere una certa animazione, come se qualcuno stesse apparecchiando in fretta, fuori dal mio sguardo.

Non occorre capire subito: si può appendere il cappotto e sostare nell’anticamera, aspettando che un senso cominci a mostrarsi. È un modo per non negarsi alla vita e partecipare alle circostanze che essa propone.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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