Provengo da una generazione alla quale gli adulti insegnavano a essere rispettosi e obbedienti, più che felici. Una generazione cui non si davano spiegazioni: non va bene, non si fa, e tanto bastava. Eravamo educati come figuranti al gran teatro dei burattini. Siamo stati abituati a vivere in un senso di sottrazione perenne, arresi all’idea che non esistessero alternative. È cresciuta con noi una smania di approvazione che ci ha spinti a compiere rinunce insensate e ci ha inoculato sensi di colpa immotivati.





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