Sceneggiatura di Pim n. 6/2026 – Commedia all’italiana
Scena 3 – Interno – Sala da pranzo
Lei lo guarda inclinando la testa, come se lo stesse prendendo in giro o volesse insegnargli le buone maniere.
TABACCAIA
Certo. Fa caldo. Siamo a Cesenatico, mica in Borgogna.
MARCELLO
(cercando di recuperare l’aplomb) Giusto… il mare, l’umidità, la salsedine… (pausa) Però il Conte Ugolaia…
TABACCAIA
Si abituerà anche lui!
Lei si alza, apre il frigo con un gesto teatrale ed estrae la bottiglia, ricoperta da un velo di condensa come se avesse appena fatto il bagno nell’Adriatico.
Marcello la osserva mentre torna al tavolo. C’è qualcosa di volutamente lento nei suoi movimenti, qualcosa che non ha niente a che fare con la sollecitudine efficiente della cucina. Più una specie di coreografia erotica, imperfetta ma studiata quel tanto che basta affinché la trappola del desiderio possa scattare.
Lei stappa il vino. Il suono del tappo è netto, suona vagamente allusivo.
Versa.
Lui afferra il bicchiere, ma per un attimo la sua mano resta sospesa, aspettando un altro contatto, meno casuale. La promessa di un peccato che attende di essere compiuto.
TABACCAIA
Allora… (alza il calice) alla puntualità.
MARCELLO
E alla capra in porchetta.
Bevono.
Lui tossisce appena. Non è pronto. Né per il vino così maledettamente freddo, né per la situazione. Lei ride. Una risata breve, sottilmente complice.
Cenano. Più che altro si osservano, si interrompono, riprendono. La conversazione procede a scatti, come una vecchia pellicola che fruscia nel proiettore: cinema, biciclette, clienti strani della tabaccheria, turisti che chiedono sigarette fuori commercio da un secolo, notti estive trascorse ad agitare il ventaglio sognando Djerba o Marrakech.
Fuori dalla finestra, la città si è fatta più quieta. Si sente solo qualche motorino lontano. E il mare, che c’è ma non si vede.
A un certo punto lei si alza dalla sedia.
TABACCAIA
Il film.
MARCELLO
Dimenticavo… Il film.
(3 – continua)
(Immagine generata con l’AI)








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