photo by Pim

“Escribo, no para saber del amor, sino para mantenerlo insabido. Se escribe porque no se sabe, se escribe para no saber. Porque se trata de un decir, no de un saber.”

Così Alexandra Kohan, psicoanalista argentina, nel suo libro “Y sin embargo, el amor”. Ovvero: “Scrivo non per conoscere l’amore, ma per mantenerlo sconosciuto. Si scrive perché non si sa, si scrive per non sapere. Perché si tratta di dire, non di sapere.”

La scrittura non cerca né offre risposte definitive ma esprime la natura inafferrabile di ogni esperienza, compresa quella amorosa. Spiegare l’amore significherebbe ridurlo a un concetto definito, astratto. Dare voce a un sentimento, invece, appartiene a un’altra dimensione: quella del dire, che non coincide con il sapere, cioè con la necessità di attribuirgli una verità logica. La parola poetica mantiene viva l’essenza dell’amore, proprio perché non pretende di definirlo o di risolverlo.

(photo by Pim, Vieste, 29 luglio)

4 risposte a ““Escribo, no para saber del amor…””

  1. Avatar Cinzia*

    chi scrive… parole… o versi d’amore… ne è continuamente innamorato… perché l’amore è l’essenza della vita… senza di Esso non siamo assolutamente nulla…

    buenas noches, Paolo!

    1. Avatar Pim

      Si può parlare d’amore in termini scientifici, gli argomenti non mancano e sono assai interessanti: è un sentimento o un’emozione? E se fosse una forma di delirio?…
      Solo le parole della poesia, però, sanno renderci la sua essenza misteriosa, che dona senso alla nostra vita.
      Ciao Cinzia, buon proseguimento di giornata.

      1. Avatar Cinzia*

        si può parlare di amore… anche in ambito religioso…
        rispettando il credo di ognuno… basterebbe leggere… un po’ di più… l’inno alla Carità… per scoprirne gli innumerevoli significati… e magari averne più cura…
        ciao Paolo… una buona serata x te!

  2. Avatar Artamia
    Artamia

    2025 . ♦ . DAVID LYNCH .
    GLI INCENDI DI LOS ANGELES

    A gennaio, nel pieno degli incendi che hanno devastato Los Angeles, Lynch è stato evacuato dalla sua abitazione ed è morto poco dopo per complicazioni legate all’enfisema.
    .
    ………. potreste sentirvi sussurrare all’orecchio l’inimitabile voce di Lynch, quel timbro cordiale e squillante, con le sue vocali perfettamente piatte, a confermare le vostre paure peggiori: “CI SAREBBERO UN SACCO DI TRISTEZZA, DISPERAZIONE E ORRORE.”
    .
    Non era un regista empatico, bensì dotato di una compassione fuori dal comune.

    La parola Compassione deriva dal latino e significa “soffrire insieme”;
    significa essere presenti nella sofferenza altrui, il che è, in sostanza, l’esperienza che si vive guardando il film *The Elephant Man*.
    .
    COMPASSIONE . ​​. .
    ………… essere presenti nella sofferenza altrui è un modo per abbattere le false divisioni tra le persone.

    Amore e comunità sono inconcepibili senza compassione, e la mancanza di compassione ha reso possibile la tristezza, la disperazione e l’orrore che hanno segnato l’anno appena trascorso.

    Quel vuoto fa sì che la nostra umanità appaia contingente, negoziabile. Sei un animale o un essere umano?

    Sono un uomo buono o un uomo cattivo?

    Nel film, Lynch dissolve la scena prima che la domanda trovi risposta.
    Fuori dal film, nessuno tra coloro che dovrebbero porsi la domanda lo sta facendo.
    .
    https://www.newyorker.com/culture/2025-in-review/2025-was-david-lynch
    .
    2025 . ♦ . DAVID LYNCH .
    .

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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