Sono il chierico di ieri, vagante e divagante, l’ebbro errante.
Scrivo e derivo, raccolgo e divulgo.
Perché, per chi, per cosa, chissà.
Per me, se ce n’è.
Se mi dici per te, sussulto ed esulto.
Non chiedo di meglio che asilo nel tuo nido.
Sono il chierico di ieri, vagante e divagante, l’ebbro errante.
Scrivo e derivo, raccolgo e divulgo.
Perché, per chi, per cosa, chissà.
Per me, se ce n’è.
Se mi dici per te, sussulto ed esulto.
Non chiedo di meglio che asilo nel tuo nido.
Scrivo e derivo. Perchè? Per chi? Bella domanda. Speriamo che un “te” ci sia sempre ad ascoltarci. Ciao
Ma se un giorno non ci sarà più nessuno ad ascoltarci, cominceremo a scrivere sui muri…

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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