Uomini sconsolati che rimuginano nel fondo di un bicchiere il ricordo di un nome indicibile. Sogni rauchi di cool jazz, di ribellioni solamente platoniche, di rime ruvide ed inusuali. Impulsi esistenzialisti, confessioni mancate, fascinazioni metaboliche per tentare di correggere i tempi. Si tratta solo di vivere, e il più possibile. Fino a che è possibile.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Marzo 2006
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