Erano anni in cui la primavera correva sotto il sole insieme ai pensieri. Oltre il presente non riuscivo a vedere, e come farfalle disperdevo i sorrisi. Nel petto bussavano palpiti di felicità improvvise mischiati a più indistinte malinconie. Erano pomeriggi di vento e di nuvole in cui cantavo canzoni e scrivevo poesie. Il cielo appariva pieno di luce ed io, attonito, mi ci specchiavo. Fragile, senza saperlo.

Come va? Sei ancora addormentata
città da sempre amata, perduta e mai riconquistata.
E il ricordo è così lontano
di un bicchiere di spuma freddo nella mano.
La villa è lì davanti a me in quest’alba d’estate,
prigioniera dentro la sua rete.
Ma quella rete scavalcherò
e se nessuno mi sente vorrei ancora parlarle,
perché un segreto ho da dirle,
da dirle.

Hey! Mi ascolti?
Villa bianca dei ciliegi
accendi ancora le tue luci per te, per me.
E rimandami le immagini di allora
lo stesso giorno, la stessa ora.
Per respirare di nuovo la vita vissuta con te.

I libri sotto il braccio, Dio!
Adesso come faccio?
Sì signora, dopo i compiti di scuola
alle cinque il tè a casa sua non mancherò.

Ecco ormai la porta che si è aperta, che silenzio intorno,
nel grande specchio si riflette il giorno.
La signora chissà dov’è,
la signora che era purtroppo tanto più grande di me.
Davanti a quel divano dannunziano risento la sua mano.
Io spaventato rimanevo lì, gli occhi sgranati a sentir quei sì,
fra il piacere e il terrore, l’odio e l’amore.
E terminò troppo presto quel gioco crudele d’agosto.

Hey! Mi ascolti?
Signora bionda dei ciliegi
accendi ancora quelle luci per me, per me.
E rimandami quello che ho perduto
che lungo gli anni non ho più trovato.
Per respirare di nuovo la vita,
Per respirare di nuovo la vita vissuta con te.

I libri sotto il braccio, Dio!
Adesso come faccio?
Sì signora, dopo i compiti di scuola
alle cinque il tè a casa sua non mancherò…

(I. Graziani)

2 responses to “Signora bionda dei ciliegi”

  1. Avatar agnès

    Per questo canto una canzone triste triste triste
    Triste triste triste, triste triste triste, triste come me
    E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei
    Ancora un po’ di lei…
    (Ivan Graziani)

  2. Avatar Pim
    Pim

    “Firenze canzone triste”… Ha un testo ispirato, molto ben costruito, e la melodia di piano e chitarre rievoca con efficacia l’atmosfera della Firenze classica.
    È un peccato che Ivan Graziani sia stato dimenticato così in fretta.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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