"L'avevano fatto scrutatore: un compito modesto, ma necessario e anche d'impegno", scriveva Italo Calvino. Vero. Alla fine, però, ho fatto un rapido calcolo: sono rimasto ai seggi 22 ore, più una sabato per le operazioni preliminari e un’altra lunedì riservata a quelle di spoglio. Totale 24 ore, per un compenso di 104 euro. Ovvero, circa quattro euro l’ora. Non sostengo affatto che sia stato un lavoro massacrante: le operazioni di voto alternavano un andamento sonnacchioso a momenti più frenetici, restavano lunghi intervalli da occupare con amenità tutt’altro che burocratiche. Lo scrutinio, sebbene sia stato eseguito in maniera irreprensibile, è terminato in tempi brevi. Capisco inoltre che si tratti di un onorario simbolico per l'assolvimento di un pubblico ufficio: fare lo scrutatore è un dovere nei confronti della collettività, e il servizio che si offre dovrebbe essere, di per se stesso, fonte di soddisfazione personale. Tuttavia non c’è dubbio che poco più di quattro euro l’ora rappresentino un compenso del tutto inadeguato.





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