Gianluca_pessotto_1Ci sono momenti in cui l’incertezza s’insabbia sotterranea e si capisce che non è più possibile rimuoverla. Ci si guarda allo specchio e si scopre di aver perduto le tracce d’un tempo, quando si conosceva il proprio nome e cognome, e il nome e cognome di chi stava accanto. Ci si smarrisce di fronte all’inatteso, all’insondabile. E la verità sbatte contro gli spigoli, fratturandosi in schegge impercettibili. Non si riesce più trattenere il disgusto che dà il frutto imputridito, e l’angoscia si spalanca come una finestra sul vuoto. Si decide di precipitare per una destinazione sconosciuta, di schiantarsi sugli incubi fino allora negati, di condannarsi all’esilio perpetuo in cerca di qualche forma di pace. Con lo sguardo sbarrato nell’oblio, hai cercato di frantumare per sempre il guscio del dolore. Ora, ti prego, non arretrare più sui tuoi passi. E non chiedere mai perdono.

6 responses to “Non chiedere mai perdono”

  1. Avatar Betta
    Betta

    Accade che solo toccando il fondo si può risalire…
    Ciao!

  2. Avatar spank
    spank

    bellissimo questo post!

  3. Avatar agnès

    .. è esattamente come mi sento in questi giorni. Sembra incredibile…

  4. Avatar Pim

    Il post contiene, sia pure implicitamente, frammenti di certi momenti oscuri che anch’io ho attraversato…

  5. Avatar Germano S.
    Germano S.

    perché Pim, non chiedere mai perdono? Cosa c’è di male nel chiedere perdono?

  6. Avatar Pim

    Perché chi tenta il suicidio domanda spesso perdono alle persone care per la sofferenza loro arrecata. Invece, un gesto così estremo racchiude nella propria gravità ogni spiegazione e non richiede giustificazione alcuna.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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