Ci sono momenti in cui l’incertezza s’insabbia sotterranea e si capisce che non è più possibile rimuoverla. Ci si guarda allo specchio e si scopre di aver perduto le tracce d’un tempo, quando si conosceva il proprio nome e cognome, e il nome e cognome di chi stava accanto. Ci si smarrisce di fronte all’inatteso, all’insondabile. E la verità sbatte contro gli spigoli, fratturandosi in schegge impercettibili. Non si riesce più trattenere il disgusto che dà il frutto imputridito, e l’angoscia si spalanca come una finestra sul vuoto. Si decide di precipitare per una destinazione sconosciuta, di schiantarsi sugli incubi fino allora negati, di condannarsi all’esilio perpetuo in cerca di qualche forma di pace. Con lo sguardo sbarrato nell’oblio, hai cercato di frantumare per sempre il guscio del dolore. Ora, ti prego, non arretrare più sui tuoi passi. E non chiedere mai perdono.





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