I dubbi sorgono insieme alla luna dietro la collina. Le palpebre si chiudono con il primo sbadiglio e, dietro, il nero dei tormenti s’impossessa della mente. Io non so più davvero chi sono, che cosa ho fatto sinora, come sia trascorso tutto questo tempo mentre me ne restavo immobile. Sono ancora io, quello di vent’anni fa, quando correvo sventato e felice per i prati della vita. Oppure, con il ragazzo che ero allora non ho più nulla a che spartire. Sono ancora io, quello di adesso, che si scoraggia davanti ad ogni ostacolo, sempre più tormentato dal pensiero del futuro. Chi sono realmente io, chi voglio essere sul serio.
Destini, occasioni, incertezze, passi perduti. Respiro grave, stertoroso.
È il peso di un’esistenza che voleva essere lieve come un sorriso, come il volo di un gabbiano. Che lieve invece non è più. Vorrei che fosse già la fine, e dopo la fine un nuovo inizio. Purtroppo non vedo che il vuoto del baratro dentro il quale si va a schiantare il fardello dell’incoscienza che porto con me.
Se solo dessi una voce, riuscissi a chiamare. Se avessi la forza, il coraggio, di gridare la verità. Allora, forse, ci sarebbe una sia pur minima speranza. O forse no. Probabilmente no. Reietto, sarei messo alla berlina, scacciato come indegno. Sarebbe giusto, lo riconosco: ma non voglio finire così.
Trascino perciò stancamente le menzogne come un mulo alla macina. E dissimulo la pena, nascondo la fatica, ingoio le lacrime. Mentre tutti mi credono sereno come questo cielo di luglio.
Prendete il mio sorriso senza tempo, stampatelo nella vostra memoria. Potrebbe essere l’unico ricordo che lascio, e voi non lo sapete.
(Una notte di luglio del 2004)







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