Ho seguito i tuoi preziosi consigli di nocchiere esperto di rotte e di stelle, e ho dunque gettato l’ancora su queste spiagge tranquille. Il mare della Sonda risacca placido e, sotto le palme, il latte di cocco ritempra le forze.

Adesso che ho raggiunto l’approdo, però, ho perduto di vista le tue tracce. Possibile? Eppure eri qui, qualche segno della tua presenza è rimasto – la cenere è ancora calda. Che è successo? Mi hai lanciato su una falsa pista, mentre intanto, col tuo veliero, attraccavi ad un’altra isola – quella del Tesoro? Hai tra le mani la mappa autentica – quindici passi dalla grande roccia verso est, a dieci piedi profondità troverai sepolto un forziere zeppo di dobloni e gemme –, mentre io me ne sto qui su una cassa di rhum a guardare la Croce del Sud?

Vivo secondo il ciclo delle albe e dei tramonti, non so altro.

(10 Luglio 2004)

2 responses to “Pim della Canapa”

  1. Avatar montgolfier

    non c’è molto da dire (di furbo in più intendo), solo che mi piace molto l’ultima frase.
    un saluto

  2. Avatar Pim

    Ti ringrazio, ma non nascondo che è una citazione tratta da “Il pendolo di Foucault”. Mi piaceva troppo, non ho resistito…

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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