<>. Nel pomeriggio che declina dietro i monti, la sua voce chiara e gentile innesca un rapido cortocircuito spaziotemporale. Lei è lì dove mi trovavo io esattamente dieci anni fa, e ho la percezione che la sua telefonata provenga da allora. Se potessi raggiungerla, colmerei senz’altro quest’intervallo che, nel frattempo, solo per me è trascorso. E l’antica quiete si confonderebbe infine con il silenzio della memoria.

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore
…

2 risposte a “Il passero solitario”

  1. Avatar sam
    sam

    Caro pim,
    bella la poesia leopardiana, grazie per averla scritta e
    perdona il mio silenzio.
    Definiamolo una ‘crisi’ speriamo passeggera. Non so cosa mi succede, credo si tratti di un crollo.

  2. Avatar Pim

    I crolli sono sempre temporanei: dopo, è inevitabile, si comincia a ricostruire.
    Provaci ancora Sam.
    Ciao.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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