La pace è un sintomo, rappresenta l’espressione di uno stato psichico equilibrato e armonioso. Prende origine dentro di noi e presuppone l’amarsi. Non nel senso però di una semplice soddisfazione egoistica: l’amore verso sé, e quindi l’essere in pace con se stessi, conduce direttamente alla pace con gli altri. Pace intesa non soltanto come assenza di conflitti (come la salute non è assenza di malattia ma una condizione di benessere psicofisico) ma come desiderio di concordia, di solidarietà e di collaborazione, superando le differenze che spesso sembrano dividerci.
La pace non proviene soltanto da eque riforme politiche, sociali, economiche. Per quanto necessarie, possono mantenerla ma non ne sono la causa. La pace affonda le sue radici in noi: è il frutto di una maturazione interiore, la sublimazione della nostra naturale aggressività nei confronti degli altri. Diventare portatori di pace va quindi ben oltre certo attivismo pacifista che, seppure apprezzabile, non è di per sé sufficiente. Non è scendere in piazza e urlare, a volte con rabbia alimentata da frustrazioni personali e risentimenti politici, contro i signori della guerra. Non è difendere il proprio benessere materiale, la quiete domestica, e rimanere così imprigionati dall’opportunismo e dalla convenienza. Non è proteggersi gli occhi e la coscienza dalla fobia del sangue o dall’orrore che suscitano i corpi mutilati. Non è usare la religione, Dio o Allah, come corpo contundente: uno spirito autenticamente religioso non pratica la violenza, e soprattutto non nasconde interessi economici o di potere dietro l’alibi della fede.
Diventare una persona di pace significa saper riconoscere le piccole e grandi violenze che, quotidianamente, infliggiamo tanto a noi stessi quanto agli altri. Fare quindi un passo in avanti, cercando di superare egoismi, rancori, intolleranze, sforzandoci di comprendere e accettare ciò che ci appare estraneo, persino nemico. E, se possibile, trovare il coraggio di perdonarci e perdonare. Certo, questa è una strada faticosa da percorrere. È difficile accettare che il bene e il male coesistono in ognuno di noi, che non siamo né buoni né cattivi ma entrambe le cose. E che dobbiamo scoprire negli altri gli aspetti positivi che sicuramente possiedono. Però questo è ciò che siamo tenuti a fare se vogliamo dirci veramente portatori di pace.





Rispondi