Sdraiata sul divano, la ragazza si dimena su una musichetta fintoorientale. Ancheggia, si stira, si avvoltola, s’impegna in pose funambolesche. È seminuda, come una brava bottegaia esibisce l’esibibile e lascia prevedere il prevedibile. Riecheggia un effetto larsen pazzesco. Lei afferra un microfono dall’aspetto ambiguo. Pronto? Si sente una specie di gracchiare. Ciao, come ti chiami? Un bramito gigantesco si abbatte nello studio terrorizzando il cameraman. Pronto, chi sei? Aaaaaah. Qualcuno rantola dentro il telefono come in preda ad una crisi asmatica. Da dove chiami? Un borborigmo cavernoso rintrona nel televisore. Sei solo o c’è qualcuno con te? Mmmmmm… C’è tua moglie di là, eh? Ehehehohohohuhuh. Ti piaccio? Toooaaantooo. E cosa ti piace di me? Segue un bisillabo incomprensibile, ma non è difficile supporre a quali parti anatomiche si riferisca. Cosa vuoi che faccio? Uouououououo. Che cosa? Nghénghénghé. Ah, devo togliermi qualcosa? Perspicace la ragazza. Tanto più che le è rimasto addosso solo il filo interdentale. E adesso come vuoi che mi metto? Altra caterva di rumori gutturali. Così ti piaccio? Il buzzurro pianta un muggito da tregenda e riattacca di schianto. Oh, è andato giù il collegamento… Ma che disdetta, proprio ora che la conversazione stava prendendo una piega interessante. La ragazza dà una leccata golosa al microfono (sarà per questo che lo chiamano gelato?), poi ripartono musichetta e contorcimenti assortiti. C’è qualcuno in linea?





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