Il tempo del cambiamento è difficile da raccontare, da spiegare. Coinvolge e avvolge senza averne piena consapevolezza. È un vestito che indossi e senti subito aderire, come una seconda pelle. Le cose accadono: talvolta non ne afferri bene neppure il senso, eppure ti lasci condurre. Perché le emozioni non hanno prezzo. E qualora lo avessero, sai che potrai pagarlo.

6 responses to “Il tempo del cambiamento”

  1. Avatar Prishilla

    bel pensiero. che mi fa chiedere: perchè talvolta ci lasciamo condurre e talvolta ci opponiamo strenuamente? avrà a che fare con il prezzo che sentiamo di poter pagare o di non poter pagare o c’è qualcos’altro?
    un saluto Prishilla

  2. Avatar Genny.c

    Bellissima riflessione. Ma nel mio caso il cambiamento non spesso corrisponde ad un prezzo altissimo che non vorrei pagare…

  3. Avatar agnès

    .. E poi ci sono cambiamenti di cui ci accorgiamo soltanto quando ne siamo inzuppati fino al midollo.. Come indossare un paio di scarpe nuove ed accorgersi a metà passeggiata che fanno male..

  4. Avatar Pim
    Pim

    Ciao Prishilla. Qualche volta, è vero, ci muoviamo solo dopo aver ponderato con il bilancino cause ed effetti del nostro comportamento. In altre circostanze lasciamo che sia l’istinto a condurci, a trascinarci. In questi casi preferiamo non avventurarci nel labirinto dell’io e affibbiamo la responsabilità alle “motivazioni inconsce”.
    In ogni caso, credo che occorra sempre sapersi ascoltare.

  5. Avatar Pim
    Pim

    Eh sì, negli ultimi tempi qualche cambiamento hai dovuto necessariamente farlo – parlo del nick e del blog.
    In ogni caso, non ho perso le tue tracce.
    Ciao Genny.

  6. Avatar Pim
    Pim

    Quelli sono i cambiamenti forzati, Agnès, nei quali non ci riconosciamo. Sono strade spesso obbligate, percorsi di difficile adattamento dai quali è faticoso deviare. Una delle risorse cui possiamo attingere forza è la scrittura.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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