Mi guardai le mani. Guardai se mi fossi ferito. Le mani di Cristo erano mani bellissime. Guardai le mie mani. Neanche un graffio. Non un taglietto. Neppure una scalfittura. Sentii le lacrime colarmi giù per le guance, strisciare pesanti come cose insensate senza gambe. Ero pazzo. Dovevo essere pazzo sul serio.

(C. Bukowski, Storie di ordinaria follia)

Ma sono consapevole che non tutto è nelle mie mani. L’incidente può sempre accadere, e la ferita nuovamente riaprirsi.

One response to “La ferita”

  1. Avatar Fuoridalghetto

    Anche le cose belle possono capitare per caso 😉

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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