Ci sono dei Franchi alcuni che, stabilitisi nel paese, han preso a vivere familiarmente coi Musulmani, e costoro son migliori di quelli che sono ancor freschi dei loro luoghi d'origine; ma quei primi sono un'eccezione, che non può far regola. A questo proposito, mandai una volta un amico per una faccenda ad Antiochia, il cui capo era Todros ibn as-Safi, mio amico, che aveva laggiù autorità. Questi disse un giorno all'amico mio: « Mi ha invitato un mio amico Franco; tu vieni con me per vedere il loro costume ». Andai con lui, raccontava l'amico, e venimmo alla casa di un cavaliere di quelli antichi, venuti con la prima spedizione dei Franchi. Costui, ritiratosi dall'ufficio e dal servizio, aveva in Antiochia una proprietà del cui reddito viveva. Fece venire una bella tavola, con cibi quanto mai puliti e appetitosi. Visto che mi astenevo dal mangiare, disse: « Mangia pure di buon animo, ché io non mangio del cibo dei Franchi, ma ho delle cuoche egiziane, e mangio solo di quel che cucinano loro: carne di maiale in casa mia non ne entra! Mangiai, pur stando in guardia, e ce ne andammo. Passavo più tardi dal mercato, quando una donna franca mi si attaccò profferendo in lor barbara lingua parole per me incomprensibili. Si raccolse attorno a noi una folla di Franchi, e io mi ritenni spacciato: quand'ecco venire innanzi quel cavaliere, che vistomi si avvicinò e disse a quella donna: « Che ci hai con questo Musulmano? » « Questo, — rispose colei, — ha ucciso mio fratello Urso », il quale Urso era un cavaliere di Apamea, che era stato ucciso da un soldato di Hamàt. Ed egli le gridò: « Questo è un borghese, cioè un mercante, che non fa la guerra, ne sta là dove la fanno ». Gridò poi alla gente adunatasi, e quelli si dispersero, e mi prese per mano: così quell'aver mangiato alla sua tavola ebbe per effetto di salvarmi la vita.
Usāma ibn Munqid (Shaizar, 1095 – Damasco, 1188), Autobiografia, in Storici arabi delle crociate.





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