Stato_crepuscolare_2 Non mi va di assopirmi, dormire. No, neppure un istante. Preferisco restare così, a immaginare nuvole che placide sfumano e si sciolgono in cielo. Immemore, imponderabile, privo di questa mente che sento partire per voli pindarici senza ritorno – prima di domattina. Dovrei salutare, dire arrivederci al mondo, ma non ne ho forza né volontà. Mi propongo invece di restar desto per desiderarti, qui, che ti adagi tra le coltri, sorridendo di un sorriso liquido adesso complice. Sì, tu sei, oramai sei. Ed è per ciò che non chiudo gli occhi, serrando i sensi alla notte. Alla sonnolenza che sopravviene vorrei porre ancora resistenza, escogitando qualche nuovo espediente per non cedere all’inganno del sonno che scende. Però già mi sento più lieve, quasi etereo, verso l’empireo. Ora non ricordo più bene com’ero e di chi. Ero. Ero, appunto, è vero. D’improvviso sprofondo nel fondo, e tutto diventa nulla.

4 responses to “Stato crepuscolare”

  1. Avatar Biz

    …shhh …
    bè, qui siamo al limite fra la prosa e la lirica.
    ciao 🙂

  2. Avatar Guizzo

    Mi chiedo come possa essere la convivenza tra un poeta ed una professoressa di matematica. Forse, perfetta. Nonostante l’assenza di un killer.

  3. Avatar Pim

    Grazie Biz. Spero di non essere al limite della follia…
    Ciao.
    🙂

  4. Avatar Pim

    Solo ci fosse un killer sarebbe perfetta…
    🙂
    Ciao Guizzo.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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