Non mi va di assopirmi, dormire. No, neppure un istante. Preferisco restare così, a immaginare nuvole che placide sfumano e si sciolgono in cielo. Immemore, imponderabile, privo di questa mente che sento partire per voli pindarici senza ritorno – prima di domattina. Dovrei salutare, dire arrivederci al mondo, ma non ne ho forza né volontà. Mi propongo invece di restar desto per desiderarti, qui, che ti adagi tra le coltri, sorridendo di un sorriso liquido adesso complice. Sì, tu sei, oramai sei. Ed è per ciò che non chiudo gli occhi, serrando i sensi alla notte. Alla sonnolenza che sopravviene vorrei porre ancora resistenza, escogitando qualche nuovo espediente per non cedere all’inganno del sonno che scende. Però già mi sento più lieve, quasi etereo, verso l’empireo. Ora non ricordo più bene com’ero e di chi. Ero. Ero, appunto, è vero. D’improvviso sprofondo nel fondo, e tutto diventa nulla.





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