Accavallo le gambe, distendo la schiena e le braccia, emetto un sospiro, getto uno sguardo intorno. Una decina di paia di occhi rapidi mi tiene sotto tiro. A questo punto dovrei parlare, ma non so. Mi accorgo di avere le mani fredde. Sì, potrei rifugiarmi in qualche pratica banalità salottiera e salvare la pelle. A dire il vero, il solo pensiero irrita. E se, invece di reprimermi, abbandonassi questa confortevole neutralità. Se rompessi gli indugi e lanciassi la sfida. Se ad esempio decidessi di essere sgradevole, antipatico, magari anche odioso. Come il classico ragno, potrei provare a farmi cavare dal buco. Mi raddrizzo sulla sedia e prendo fiato.





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