Accavallo le gambe, distendo la schiena e le braccia, emetto un sospiro, getto uno sguardo intorno. Una decina di paia di occhi rapidi mi tiene sotto tiro. A questo punto dovrei parlare, ma non so. Mi accorgo di avere le mani fredde. Sì, potrei rifugiarmi in qualche pratica banalità salottiera e salvare la pelle. A dire il vero, il solo pensiero irrita. E se, invece di reprimermi, abbandonassi questa confortevole neutralità. Se rompessi gli indugi e lanciassi la sfida. Se ad esempio decidessi di essere sgradevole, antipatico, magari anche odioso. Come il classico ragno, potrei provare a farmi cavare dal buco. Mi raddrizzo sulla sedia e prendo fiato.

5 responses to “Controtransferale”

  1. Avatar Giulia

    E se cambiassi compagnia… o veramente dicessi quelo che pensi…

  2. Avatar Pim

    Certe compagnie sono obbligate per via della professione, perciò si deve abbozzare, essere diplomatici. Non sempre tuttavia si riesce a padroneggiare l’aggressività, a mascherarla, a dissimularla. Talvolta sfugge dai denti ciò che si pensa realmente: l’effetto può essere dirompente, però dopo ci si sente molto meglio…

  3. Avatar agnès

    .. sei poi stato sgradevole, antipatico ed odioso? Mi pare di immaginare, in reazione, un improvviso lampo di luce nell’occhio di un’osservatrice attenta e silente….

  4. Avatar Pim

    Ciao Agnès. Non a caso mi sono fermato all’incipit della sequenza e ho lasciato sospesa la parte restante: temevo forte che sarebbe stata molto meno interessante da raccontare (e lo era veramente). Se vuoi proprio saperlo, non sono riuscito ad essere del tutto sgradevole – perlomeno non come da premessa. Però, con un po’ di esercizio, chissà…
    🙂

  5. Avatar Elydon

    Ho questo pensiero ogni volta che mi trovo davanti al professore per fare un esame. E se fuggissi? Se mi alzassi e salutassi cordialmente prima di dileguarmi? E se scoppiassi a piangere? E se qualcuno sfondasse la finestra e mi rapisse?
    Alla fine rimango.. Do l’esame e chi s’è visto s’è visto. Ma il tempo che intercorre tra il mio “Buongiorno” e la sua prima domanda dura secoli..

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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