Teatro_di_strada È il limite estremo dello spettacolo. Musicisti, cantanti, danzatori, giocolieri, saltimbanchi e funamboli, mimi, clown, illusionisti e mangiatori di fuoco. Il rischio dell’artista che si esibisce senza rete diviene metafora dell’eterno disequilibrio umano. All’inizio non c’è nulla: nessuna scenografia, nessun supporto, tranne qualche strumento essenziale. Un angolo spoglio di piazza fa da palcoscenico e il pubblico, che intanto si raduna in semicerchio, costituisce le pareti di un teatro immaginario. Un teatro vivente in continuo andirivieni, irregolare, curioso. Cosa si può esprimere, quali sono i gesti e le parole, quale musica o danza o gioco per stabilire una comunicazione con gente sempre nuova e diversa? Com’è possibile creare ogni volta, e di volta in volta, un evento in cui la schermaglia iniziale per catturare l’attenzione si trasformi in rapporto consensualmente amoroso?

Eppure accade. Ogni sera si ricreano misteriosi mondi provvisori nei quali la magia appare garbatamente tangibile, sudore e leggerezza trovano naturalmente un’armonia, come lo sgocciolio lento della pioggia, le nuvole nel cielo che si mescolano, il fluire delle correnti marine. E almeno per un istante riusciamo a scorgere nel nostro cuore qualche barlume di felicità.

4 responses to “Teatro di strada”

  1. Avatar Lara
    Lara

    Per fortuna sei stato inserito nella home page, era da tanto che non ti visitavo e non provqvo il piacere di leggerti.
    A me piace molto ilteatro di strada, è immediato, vero, sprigiona molte energie..

  2. Avatar Pim

    Ciao Lara, sono contento di ritrovarti.
    🙂

  3. Avatar tristantzara

    Gli artisti di strada sono come un’iniezione di colore e gioia, ci riportano ad un mondo dimenticato, come quando una volta ci si recava al circo e si assiteva estasiati alla magia di un clown.

  4. Avatar Giulia

    Io li trovo stupendi, perchè sono l’amore per il teatro per definizione e poi la vita si confonde con il teatro, il teatro con la vita

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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